"Il segreto bancario svizzero non verrà abolito: esso è fortemente ancorato alla costituzione elvetica".
Con queste parole il Presidente della Confederazione svizzera - Hans Rudolf Merz - parlava ai propri cittadini mediante un comunicato televisivo.
Il messaggio, inviato a reti unificate, risale al mese di marzo 2009; una serie di eventi avevano causato forti tensioni tra Stai Uniti e Svizzera.
I fatti: alcuni tra i principali istituti di credito erano stati accusati di aver aperto conti intestati a contribuenti americani che avevano sottratto fondi dovuti all'IRS, l'Agenzia delle Entrate americana.
Nello stesso periodo, un ex dipendente della banca LGT Group del Liechtenstein vendeva al governo tedesco un file contenente un elenco di conti correnti intestati a centinaia di cittadini europei nel principato.
Notizie di tale portata si sono susseguite continuamente nell'arco degli ultimi mesi, come se, il caso esploso lo scorso anno, avesse letteralmente "scoperchiato" un enorme vaso di pandora.
A sorpresa, nei giorni scorsi, si legge dal quotidiano "Il Corriere del Ticino" che anche l'Amministrazione Federale delle Contribuzioni Svizzere ha ricevuto dall'Amministrazione fiscale tedesca informazioni riguardanti contribuenti svizzeri, che disponevano di fondi, non dichiarati, depositati in conti correnti di una banca del Liechtenstein.
Tali informazioni sono state effettivamente utilizzate dal fisco Elvetico per avviare dei procedimenti amministrativi contro i propri contribuenti.
Si evidenzia, dunque, un'incredibile contraddizione, e forse anche una certa ipocrisia: da una parte abbiamo un paese, un popolo che crede ancora nell'istituto del segreto bancario, almeno nella sua concezione originaria a protezione della privacy patrimoniale dei cittadini. Abbiamo un parlamento svizzero che, tramite i propri deputati, chiede la censura dei governi francese e tedesco che hanno acquistato dati sottratti illegalmente, invitando l'Amministrazione svizzera a rifiutare la propria collaborazione ai Governi che agiscano sulla base di tali comportamenti.
Di fatto lo stesso fisco svizzero ha utilizzato dati riferiti a propri cittadini trafugati illegalmente.
Nel suo discorso del Marzo 2009, il Presidente Svizzero Merz aveva, altresì, aggiunto: "il Segreto Bancario non puó servire per coprire comportamenti scorretti…".
E' innegabile che contribuenti che abbiano sottratto al fisco redditi non dichiarati, aderiscano alle iniziative promosse dal proprio paese per "regolarizzare" la posizione fiscale, e che, i comportamenti adottati, per la gestione dei redditi accumulati, avvengano su relazioni bancarie che diano prova della stessa correttezza e legalità.
L'era del Segreto Bancario, riferito a conti correnti personali di contribuenti che non dichiarano completamente i propri redditi, è finito.
Si apre dunque la strada della TAX COMPLIANCE e dell'ETICA FISCALE, attraverso La creazione di strumenti finalizzati a calibrare, in modo sempre più corretto, il carico tributario con l'effettiva capacità contributiva di ciascun soggetto d'imposta.
Inserire una corretta pianificazione fiscale nel piano di sviluppo dell'impresa, attraverso una riprogettazione delle funzioni aziendali e delle strutture di gestione, puó modificare in modo sostanziale non solo l'efficienza dei processi della propria azienda, ma puó portare ad una significativa riduzione del carico fiscale.
J&M Partner's in collaborazione con il LUDES organizza un workshop specifico sul tema del segreto bancario e della tax compliance volto a professionisti ed imprenditori che vogliono conoscere lo stato attuale, le eventuali azioni da intraprendere e i possibili sviluppi.
E', inoltre, disponibile un workshop Base d'introduzione alla Pianificazione Fiscale Internazionale, oltre a corsi avanzati per l'approfondimento di concetti quali ad esempio l'esterovestizione e il transfer pricing.
Ti invito al prossimo workshop sul tema.
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martedì 16 marzo 2010
giovedì 5 novembre 2009
L'Italia non parla neanche con Singapore
Svizzera e Singapore sono accumunati, oltre a essere presenti nella Black List emessa dall'Amministrazione Finanziaria italiana, nella difficoltà di colloquio con l'Italia.
Intervistato dal Corriere della Sera, Tharman Shanmugaratnam, il ministro del Tesoro singaporiano, alla domanda del giornalista:
"Perché non avete fatto accordi di scambio d' informazioni con l' Italia?"
risponde:
"Ci piacerebbe. Lo abbiamo proposto, è che per ora le cose non sono progredite. Firmeremmo volentieri un accordo perché con l' Italia abbiamo un rapporto sempre più importante."
Possibile sia "un'abitudine" del Governo italiano reclamare informazioni ma senza procedere a firmare accordi dettanti le regole dell'assistenza amministrativa? Sembrerebbe di si, visto che ora sono 2 i paesi che confermano questa pratica: Svizzera e Singapore.
Interessante il commento del Ministro Shanmugaratnam in merito al segreto bancario:
"... nessuno, nemmeno l' Ocse, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, chiede che i diritti dei contribuenti siano ignorati. E nessuno chiede che la privacy dell' informazione delle banche sia ignorata. Sarebbe un mondo peggiore, non sarebbe un mondo dinamico, non sarebbe capitalismo nel senso positivo e con le sue virtù ...".
L'etica della privacy patrimoniale è un concetto condiviso in più paesi.
L'articolo del Corriere della Sera lo trovate a questo link.
Per approfondimenti su questo tema consiglio la partecipazione al workshop "Singapore: alternativa alla Svizzera?" (workshop qui).
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Intervistato dal Corriere della Sera, Tharman Shanmugaratnam, il ministro del Tesoro singaporiano, alla domanda del giornalista:
"Perché non avete fatto accordi di scambio d' informazioni con l' Italia?"
risponde:
"Ci piacerebbe. Lo abbiamo proposto, è che per ora le cose non sono progredite. Firmeremmo volentieri un accordo perché con l' Italia abbiamo un rapporto sempre più importante."
Possibile sia "un'abitudine" del Governo italiano reclamare informazioni ma senza procedere a firmare accordi dettanti le regole dell'assistenza amministrativa? Sembrerebbe di si, visto che ora sono 2 i paesi che confermano questa pratica: Svizzera e Singapore.
Interessante il commento del Ministro Shanmugaratnam in merito al segreto bancario:
"... nessuno, nemmeno l' Ocse, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, chiede che i diritti dei contribuenti siano ignorati. E nessuno chiede che la privacy dell' informazione delle banche sia ignorata. Sarebbe un mondo peggiore, non sarebbe un mondo dinamico, non sarebbe capitalismo nel senso positivo e con le sue virtù ...".
L'etica della privacy patrimoniale è un concetto condiviso in più paesi.
L'articolo del Corriere della Sera lo trovate a questo link.
Per approfondimenti su questo tema consiglio la partecipazione al workshop "Singapore: alternativa alla Svizzera?" (workshop qui).
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Keywords:
accordi internazionali,
fisco,
Italia,
Paradisi finanziari,
Singapore,
tasse
lunedì 2 novembre 2009
Il segreto bancario tra mito e realtà
Propongo un interessante pubblicazione del Credit Suisse, pubblicazione che viene presentata con questo abstract:
"Attorno al successo delle banche svizzere sono fioriti numerosi miti. Uno fra i più discussi è senz'altro il segreto bancario, che in moltissimi libri e film viene presentato come rifugio finanziario per malviventi e truffatori. Emagazine smaschera i nove equivoci più comuni."
I 9 equivoci a cui il Credit Suisse risponde sono i seguenti:
1) Il segreto bancario serve soprattutto al riciclaggio di denaro?
2) Il segreto bancario copre i capitali in fuga di dittatori del Terzo mondo?
3) I conti cifrati discreditano la Svizzera sul piano internazionale?
4) Il segreto bancario offre ai potenti e ai ricchi la possibilità di nascondere certi fatti?
5) A causa del segreto bancario, alla Confederazione vengono a mancare miliardi di entrate fiscali?
6) La distinzione tra evasione e frode fiscale è un abile artificio giuridico?
7) Con l'ausilio della distinzione tra evasione e frode fiscale, le banche svizzere nascondono i soldi di stranieri che commettono una frode ai danni del fisco?
8) Le banche svizzere ignorano non appena possibile le richieste di assistenza giudiziaria inoltrate da autorità estere?
9) Il segreto bancario è alla base del successo delle banche svizzere?
La pubblicazione si trova a questo indirizzo del Credit Suisse oppure a questo address legato al blog.
Ti invito al prossimo workshop sul tema.
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"Attorno al successo delle banche svizzere sono fioriti numerosi miti. Uno fra i più discussi è senz'altro il segreto bancario, che in moltissimi libri e film viene presentato come rifugio finanziario per malviventi e truffatori. Emagazine smaschera i nove equivoci più comuni."
I 9 equivoci a cui il Credit Suisse risponde sono i seguenti:
1) Il segreto bancario serve soprattutto al riciclaggio di denaro?
2) Il segreto bancario copre i capitali in fuga di dittatori del Terzo mondo?
3) I conti cifrati discreditano la Svizzera sul piano internazionale?
4) Il segreto bancario offre ai potenti e ai ricchi la possibilità di nascondere certi fatti?
5) A causa del segreto bancario, alla Confederazione vengono a mancare miliardi di entrate fiscali?
6) La distinzione tra evasione e frode fiscale è un abile artificio giuridico?
7) Con l'ausilio della distinzione tra evasione e frode fiscale, le banche svizzere nascondono i soldi di stranieri che commettono una frode ai danni del fisco?
8) Le banche svizzere ignorano non appena possibile le richieste di assistenza giudiziaria inoltrate da autorità estere?
9) Il segreto bancario è alla base del successo delle banche svizzere?
La pubblicazione si trova a questo indirizzo del Credit Suisse oppure a questo address legato al blog.
Ti invito al prossimo workshop sul tema.
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venerdì 25 settembre 2009
Liste grigie o nere: la Svizzera ne è fuori

La lista grigia dell'OCSE perde la Svizzera
Con la firma odierna della nona Convenzione di doppia imposizione (CDI) con il Qatar da parte del presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz e del primo ministro del Qatar, la Svizzera ha attuato rapidamente i criteri dell'OCSE. Essa ha firmato dodici convenzioni contenenti la clausola dell'assistenza amministrativa ampliata in materia fiscale. Ulteriori convenzioni seguiranno. La Svizzera verrà quindi stralciata dalla cosiddetta lista grigia del Segretariato dell'OCSE. (Link)
Il Segreto bancario garantito in Svizzera
La decisione di riprendere lo standard OCSE nell'assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale, in conformità con l'articolo 26 del modello di Convenzione dell'OCSE non ha alcuna conseguenza per i contribuenti residenti in Svizzera. La protezione della sfera privata di clienti nazionali e internazionali delle banche (segreto bancario) da interventi ingiustificati da parte dello Stato resta garantita. Essa non muta neppure, nel diritto interno, le possibilità delle autorità fiscali svizzere di accedere a dati bancari.
Il diritto interno svizzero applicabile alle Convenzioni OCSE
Le convenzioni contro le doppie imposizioni firmate dalla Svizzera con nove paesi tra cui USA, UK, Francia e Germania, si basano sul modello di convenzione accettato internazionalmente: il modello OCSE. Questo modello prevede l'uso della prassi interna Svizzera per ottenere le informazioni bancarie da scambiare con le autorità degli Stati richiedenti.
Il fisco svizzero non può accedere direttamente ai dati bancari, ma può richiedere, gentilmente, al contribuente, svizzero o estero, di fornire i dati sulle sue relazioni personali con una banca già ben identificata dal fisco stesso.
Per approfondimenti su questo tema consiglio la partecipazione al workshop sul segreto bancario (workshop qui).
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giovedì 20 agosto 2009
Che cos’è il segreto bancario in Svizzera

Lo stato attuale
In Svizzera il segreto bancario è uno strumento a supporto della protezione della sfera privata. Percepito dai cittadini come mezzo legittimo per equilibrare il potere dello Stato, il segreto bancario è fortemente ancorato nella coscienza degli svizzeri.
La democrazia svizzera concepisce il rapporto tra Stato e cittadino a gerarchia rovesciata: lo svizzero fa parte del “popolo sovrano” e non è suddito dello Stato. In Svizzera, i cittadini non vivono per lo Stato, ma è lo Stato ad essere a disposizione dei cittadini. Lo Stato deve fornire al cittadino i mezzi per poter difendere quella che in Svizzera è definita “la sfera privata”.
La principale differenza tra la Svizzera e le altre nazioni democratiche è che l’ambito della sfera privata è allargato anche ai dati patrimoniali e d’affari. Il diritto alla privacy non difende solo le informazioni in relazione alla religione, ai gusti sessuali, alla fede politica del cittadino, ma protegge da intromissioni non autorizzate da parte dello Stato o di altre persone.
Lo svizzero inorridisce alla descrizione della possibilità che un funzionario di medio livello di un'Agenzia delle Entrate provinciale ha di conoscere i dati patrimoniale di un contribuente.
Lo svizzero medio rimane agghiacciato dalla mancanza di sensibilità che porta alla pubblicazione nei quotidiani italiani delle liste "dei più ricchi".
Il segreto bancario svizzero non è un “escamotage” giuridico per attrarre investitori esteri ed i loro capitale presso le banche svizzere. È uno strumento interno, creato dagli svizzeri per gli svizzeri e fortemente voluto dalla popolazione.
Negli ultimi mesi il segreto bancario ha subito fortissimi attacchi da parte di Stati notevolmente più potenti della piccola Svizzera. La reazione degli svizzeri a questi attacchi è stata decisa, molto vigorosa, la percezione è stata quella di un attacco all’indipendenza del paese, alle sue abitudini democratiche, al rispetto delle prerogative del cittadino svizzero. Gli ambienti di destra hanno immediatamente lanciato una iniziativa popolare per difendere il segreto bancario. L’argomentazione principale è la difesa della patria dalle ingordigie dei paesi confinanti: Italia, Francia e Germania. Esaminando la locandina utilizzata, dalla destra politica, per propagandare la difesa del segreto bancario è facile percepire l’ansia dei settori economici che sarebbero toccati dalla fine del segreto stesso.
Un’iniziativa popolare lanciata dalla sinistra nel 1984, mirante alla soppressione del segreto bancario fu bocciata dal 73% dei votanti.
Questi dati forniscono la prova che il segreto bancario è parte del DNA svizzero.
Una pubblicazione dell’Amministrazione federale svizzera è illuminante al riguardo:
“Cosa significa libertà? Cosa significa indipendenza? E cosa hanno a che fare questi due concetti con il segreto bancario svizzero e con il diritto fiscale? Per molti può sembrare a prima vista difficile trovare un nesso tra questi concetti. Eppure questo nesso esiste. Esso risiede nella percezione di base della democrazia diretta, nella costruzione dello Stato dal basso verso l’alto e
nell’interpretazione svizzera dei diritti dei cittadini. Lo storico svizzero Herbert Lüthy ha constatato che il benessere delle nazioni cela un appello ai diritti dell’uomo, un appello a «un sistema chiaro e semplice di libertà naturale che consenta a ciascuno di perseguire i propri interessi, di disporre a propria guisa del suo lavoro e di quanto gli appartiene, di andare e di esercitare il commercio dove vuole e di svincolare lo Stato dall’obbligo tirannico e irrealizzabile ad un tempo di assegnare le loro attività a tutti i suoi cittadini, di sorvegliarli e di guidarli verso un presunto benessere – senza neppure saperlo o volerlo gli individui lo servono molto meglio nella libertà del mercato». Questa descrizione esprime la concezione liberale dei cittadini svizzeri.”
(Segreto bancario e questioni fiscali internazionali)
Come non farsi attrarre da un concetto di libertà come quello espresso in queste poche righe?
In Svizzera il segreto bancario è uno strumento a supporto della protezione della sfera privata. Percepito dai cittadini come mezzo legittimo per equilibrare il potere dello Stato, il segreto bancario è fortemente ancorato nella coscienza degli svizzeri.
La democrazia svizzera concepisce il rapporto tra Stato e cittadino a gerarchia rovesciata: lo svizzero fa parte del “popolo sovrano” e non è suddito dello Stato. In Svizzera, i cittadini non vivono per lo Stato, ma è lo Stato ad essere a disposizione dei cittadini. Lo Stato deve fornire al cittadino i mezzi per poter difendere quella che in Svizzera è definita “la sfera privata”.
La principale differenza tra la Svizzera e le altre nazioni democratiche è che l’ambito della sfera privata è allargato anche ai dati patrimoniali e d’affari. Il diritto alla privacy non difende solo le informazioni in relazione alla religione, ai gusti sessuali, alla fede politica del cittadino, ma protegge da intromissioni non autorizzate da parte dello Stato o di altre persone.
Lo svizzero inorridisce alla descrizione della possibilità che un funzionario di medio livello di un'Agenzia delle Entrate provinciale ha di conoscere i dati patrimoniale di un contribuente.
Lo svizzero medio rimane agghiacciato dalla mancanza di sensibilità che porta alla pubblicazione nei quotidiani italiani delle liste "dei più ricchi".
Il segreto bancario svizzero non è un “escamotage” giuridico per attrarre investitori esteri ed i loro capitale presso le banche svizzere. È uno strumento interno, creato dagli svizzeri per gli svizzeri e fortemente voluto dalla popolazione.
Negli ultimi mesi il segreto bancario ha subito fortissimi attacchi da parte di Stati notevolmente più potenti della piccola Svizzera. La reazione degli svizzeri a questi attacchi è stata decisa, molto vigorosa, la percezione è stata quella di un attacco all’indipendenza del paese, alle sue abitudini democratiche, al rispetto delle prerogative del cittadino svizzero. Gli ambienti di destra hanno immediatamente lanciato una iniziativa popolare per difendere il segreto bancario. L’argomentazione principale è la difesa della patria dalle ingordigie dei paesi confinanti: Italia, Francia e Germania. Esaminando la locandina utilizzata, dalla destra politica, per propagandare la difesa del segreto bancario è facile percepire l’ansia dei settori economici che sarebbero toccati dalla fine del segreto stesso.
Un’iniziativa popolare lanciata dalla sinistra nel 1984, mirante alla soppressione del segreto bancario fu bocciata dal 73% dei votanti.
Questi dati forniscono la prova che il segreto bancario è parte del DNA svizzero.
Una pubblicazione dell’Amministrazione federale svizzera è illuminante al riguardo:
“Cosa significa libertà? Cosa significa indipendenza? E cosa hanno a che fare questi due concetti con il segreto bancario svizzero e con il diritto fiscale? Per molti può sembrare a prima vista difficile trovare un nesso tra questi concetti. Eppure questo nesso esiste. Esso risiede nella percezione di base della democrazia diretta, nella costruzione dello Stato dal basso verso l’alto e
nell’interpretazione svizzera dei diritti dei cittadini. Lo storico svizzero Herbert Lüthy ha constatato che il benessere delle nazioni cela un appello ai diritti dell’uomo, un appello a «un sistema chiaro e semplice di libertà naturale che consenta a ciascuno di perseguire i propri interessi, di disporre a propria guisa del suo lavoro e di quanto gli appartiene, di andare e di esercitare il commercio dove vuole e di svincolare lo Stato dall’obbligo tirannico e irrealizzabile ad un tempo di assegnare le loro attività a tutti i suoi cittadini, di sorvegliarli e di guidarli verso un presunto benessere – senza neppure saperlo o volerlo gli individui lo servono molto meglio nella libertà del mercato». Questa descrizione esprime la concezione liberale dei cittadini svizzeri.”
(Segreto bancario e questioni fiscali internazionali)
Come non farsi attrarre da un concetto di libertà come quello espresso in queste poche righe?
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