Anche la fine di questo mese è contraddistinta da una serie di interessanti notizie sul fronte dei rapporti tra Italia e Svizzera. Il "dossier fiscalità", così denominato dalle cancellerie a Berna e Roma, è tuttora sul tavolo. L'Italia è l'unico tra i grandi Paesi a non aver ancora sottoscritto una nuova convenzione sullo scambio di informazioni a livello amministrativo; infatti, Inghilterra, Germania e Francia hanno già provveduto.
Evidentemente l'attuale clima politico italiano non facilita una seria trattativa con la Svizzera. Ciò per due ragioni: a) le elezioni anticipate potrebbero essere vicine, e il Governo rischierebbe di offrire il fianco a facili critiche su "l'ennesimo accordo a favore degli evasori" (così l'opposizione interpreterebbe l'avvio di trattative con la Svizzera); b) In questo momento all'Italia conviene attendere, poiché le nuove procedure richieste alle imprese italiane che acquistano in territori "black list" vengono interpretate dalle aziende svizzere come un ostacolo alla libertà di commercio. In Svizzera ciò crea una contrapposizione tra l'ambiente economico finanziario e quello manifatturiero industriale - divergenza che fa il gioco di Tremonti.
Nel frattempo le varie liste di nomi di clienti italiani, o presupposti tali, di banche svizzere continuano ad essere usate in Italia per ragioni diverse da quelle di giustizia ed equità.
A tal proposito è importante ricordare la legittimità del possesso, da parte di cittadini europei, di un conto bancario in Svizzera, legittimità garantita dagli accordi bilaterali con l'Unione Europea.
Chi ha sottratto i dati delle banche è penalmente perseguibile per tutti i reati connessi all'appropriazione di "beni" altrui e disvelamento di dati coperti da segreto: di conseguenza, i poteri istituzionali che hanno acquistato queste informazioni sono tecnicamente "ricettatori", o potenzialmente anche "ideatori e mandanti" di chi ha materialmente trafugato i dati. Mi domando quale ammissibilità avrebbero, in un processo, prove raccolte in questo modo.
Certamente la pubblicazioni di nominativi e saldi di conti correnti sui quotidiani italiani ha una connotazione ripugnante, è una condanna a priori senza processo: una colonna infame di manzoniana memoria. Qualcuno dei "listati" può anche prenderla con un'alzata di spalle, come il concessionario BMW svizzero, residente in Svizzera, contribuente ticinese, finito sulla lista degli "evasori fiscali" di "Libero" perché ha un conto all'UBS di Chiasso...ma gli altri?
Ti invito al prossimo workshop sul tema.
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mercoledì 26 gennaio 2011
giovedì 5 novembre 2009
L'Italia non parla neanche con Singapore
Svizzera e Singapore sono accumunati, oltre a essere presenti nella Black List emessa dall'Amministrazione Finanziaria italiana, nella difficoltà di colloquio con l'Italia.
Intervistato dal Corriere della Sera, Tharman Shanmugaratnam, il ministro del Tesoro singaporiano, alla domanda del giornalista:
"Perché non avete fatto accordi di scambio d' informazioni con l' Italia?"
risponde:
"Ci piacerebbe. Lo abbiamo proposto, è che per ora le cose non sono progredite. Firmeremmo volentieri un accordo perché con l' Italia abbiamo un rapporto sempre più importante."
Possibile sia "un'abitudine" del Governo italiano reclamare informazioni ma senza procedere a firmare accordi dettanti le regole dell'assistenza amministrativa? Sembrerebbe di si, visto che ora sono 2 i paesi che confermano questa pratica: Svizzera e Singapore.
Interessante il commento del Ministro Shanmugaratnam in merito al segreto bancario:
"... nessuno, nemmeno l' Ocse, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, chiede che i diritti dei contribuenti siano ignorati. E nessuno chiede che la privacy dell' informazione delle banche sia ignorata. Sarebbe un mondo peggiore, non sarebbe un mondo dinamico, non sarebbe capitalismo nel senso positivo e con le sue virtù ...".
L'etica della privacy patrimoniale è un concetto condiviso in più paesi.
L'articolo del Corriere della Sera lo trovate a questo link.
Per approfondimenti su questo tema consiglio la partecipazione al workshop "Singapore: alternativa alla Svizzera?" (workshop qui).
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Intervistato dal Corriere della Sera, Tharman Shanmugaratnam, il ministro del Tesoro singaporiano, alla domanda del giornalista:
"Perché non avete fatto accordi di scambio d' informazioni con l' Italia?"
risponde:
"Ci piacerebbe. Lo abbiamo proposto, è che per ora le cose non sono progredite. Firmeremmo volentieri un accordo perché con l' Italia abbiamo un rapporto sempre più importante."
Possibile sia "un'abitudine" del Governo italiano reclamare informazioni ma senza procedere a firmare accordi dettanti le regole dell'assistenza amministrativa? Sembrerebbe di si, visto che ora sono 2 i paesi che confermano questa pratica: Svizzera e Singapore.
Interessante il commento del Ministro Shanmugaratnam in merito al segreto bancario:
"... nessuno, nemmeno l' Ocse, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, chiede che i diritti dei contribuenti siano ignorati. E nessuno chiede che la privacy dell' informazione delle banche sia ignorata. Sarebbe un mondo peggiore, non sarebbe un mondo dinamico, non sarebbe capitalismo nel senso positivo e con le sue virtù ...".
L'etica della privacy patrimoniale è un concetto condiviso in più paesi.
L'articolo del Corriere della Sera lo trovate a questo link.
Per approfondimenti su questo tema consiglio la partecipazione al workshop "Singapore: alternativa alla Svizzera?" (workshop qui).
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Keywords:
accordi internazionali,
fisco,
Italia,
Paradisi finanziari,
Singapore,
tasse
Italia inadempiente verso la Svizzera?
Questa comunicazione del Governo svizzero non riguarda direttamente il segreto bancario, ma ha valore per comprendere l'attuale crisi diplomatica e politica italo/svizzera.
Nel caso dei rapporti con l'Italia si intrecciano le questioni del segreto bancario, dello scudo fiscale e dello scambio di informazioni fiscali tra i due paesi.
Naturalmente questa è la "visione" svizzera dei rapporti con l'Italia in questo ambito, buona lettura!
“Sullo sfondo degli sforzi pluriennali della Svizzera per cercare una soluzione alle questioni fiscali aperte con l'Italia e alle critiche ingiustificate di quest'ultima nei confronti della piazza finanziaria ticinese, il presidente della Confederazione Merz aveva deciso di sospendere i negoziati sulla revisione della Convenzione di doppia imposizione (CDI) con l'Italia fino a nuovo avviso.
I negoziati per la revisione della CDI con l'Italia sono in corso dal 2001. Nel 2007 il Governo italiano aveva ricevuto una proposta pronta per la firma con una regolamentazione dello scambio di informazioni (frode fiscale e violazioni analoghe). L'Italia ha interrotto i negoziati perché non voleva che la Svizzera venisse stralciata dalla lista nera. L'Italia ha richiesto la ripresa dei negoziati sulla CDI con la Svizzera soltanto nel mese di giugno del 2009 cosicché nei mesi di luglio e alla fine del mese di settembre del 2009 hanno avuto luogo due tornate di colloqui. In queste due occasioni la delegazione svizzera ha richiesto lo stralcio della Svizzera da tutte le liste nere e l'inclusione nella nuova lista bianca. Soprattutto per motivi politici, le delegazioni incaricate della trattativa non hanno raggiunto nessuna conclusione e hanno convenuto di proseguire i negoziati su alcuni punti. Già da diversi anni l'Italia ha iscritto la Svizzera in più liste nere (fiscali) a causa dell'imposizione ordinaria più bassa rispetto all'Italia delle società privilegiate di cui all'articolo 28 LAID come pure a seguito dell'inesistente scambio di informazioni ai fini dell'applicazione del diritto fiscale interno. Per migliorare le relazioni bilaterali in materia fiscale, la Svizzera ha già avviato diverse iniziative, cercando, ad esempio, dal 2001 di rivedere la convenzione bilaterale di doppia imposizione. Dal 2005 con l'accordo europeo sulla fiscalità del risparmio e con l'accordo antifrode offre soluzioni sostenibili. Nondimeno l'Italia rifiuta sistematicamente l'applicazione dell'articolo 15 dell'Accordo sulla fiscalità del risparmio (tasso zero su pagamenti transfrontalieri di interessi, dividendi e licenze). La CDI bilaterale prevede l'imposizione di base più elevata su dividendi, interessi e licenze che la Svizzera abbia mai concluso con un altro Paese vicino della Comunità europea. Sia una CDI secondo l'articolo 26, come pure il rispetto dell'Accordo sulla fiscalità del risparmio e la ratifica dell'accordo antifrode, faciliterebbero alle autorità fiscali italiane la collaborazione con la Svizzera nei casi di reati fiscali."
La pubblicazione del Governo svizzero si trova a questo address.
Ti invito al prossimo workshop sul tema.
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Nel caso dei rapporti con l'Italia si intrecciano le questioni del segreto bancario, dello scudo fiscale e dello scambio di informazioni fiscali tra i due paesi.
Naturalmente questa è la "visione" svizzera dei rapporti con l'Italia in questo ambito, buona lettura!
“Sullo sfondo degli sforzi pluriennali della Svizzera per cercare una soluzione alle questioni fiscali aperte con l'Italia e alle critiche ingiustificate di quest'ultima nei confronti della piazza finanziaria ticinese, il presidente della Confederazione Merz aveva deciso di sospendere i negoziati sulla revisione della Convenzione di doppia imposizione (CDI) con l'Italia fino a nuovo avviso.
I negoziati per la revisione della CDI con l'Italia sono in corso dal 2001. Nel 2007 il Governo italiano aveva ricevuto una proposta pronta per la firma con una regolamentazione dello scambio di informazioni (frode fiscale e violazioni analoghe). L'Italia ha interrotto i negoziati perché non voleva che la Svizzera venisse stralciata dalla lista nera. L'Italia ha richiesto la ripresa dei negoziati sulla CDI con la Svizzera soltanto nel mese di giugno del 2009 cosicché nei mesi di luglio e alla fine del mese di settembre del 2009 hanno avuto luogo due tornate di colloqui. In queste due occasioni la delegazione svizzera ha richiesto lo stralcio della Svizzera da tutte le liste nere e l'inclusione nella nuova lista bianca. Soprattutto per motivi politici, le delegazioni incaricate della trattativa non hanno raggiunto nessuna conclusione e hanno convenuto di proseguire i negoziati su alcuni punti. Già da diversi anni l'Italia ha iscritto la Svizzera in più liste nere (fiscali) a causa dell'imposizione ordinaria più bassa rispetto all'Italia delle società privilegiate di cui all'articolo 28 LAID come pure a seguito dell'inesistente scambio di informazioni ai fini dell'applicazione del diritto fiscale interno. Per migliorare le relazioni bilaterali in materia fiscale, la Svizzera ha già avviato diverse iniziative, cercando, ad esempio, dal 2001 di rivedere la convenzione bilaterale di doppia imposizione. Dal 2005 con l'accordo europeo sulla fiscalità del risparmio e con l'accordo antifrode offre soluzioni sostenibili. Nondimeno l'Italia rifiuta sistematicamente l'applicazione dell'articolo 15 dell'Accordo sulla fiscalità del risparmio (tasso zero su pagamenti transfrontalieri di interessi, dividendi e licenze). La CDI bilaterale prevede l'imposizione di base più elevata su dividendi, interessi e licenze che la Svizzera abbia mai concluso con un altro Paese vicino della Comunità europea. Sia una CDI secondo l'articolo 26, come pure il rispetto dell'Accordo sulla fiscalità del risparmio e la ratifica dell'accordo antifrode, faciliterebbero alle autorità fiscali italiane la collaborazione con la Svizzera nei casi di reati fiscali."
La pubblicazione del Governo svizzero si trova a questo address.
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segreto bancario svizzero,
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